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Nel 2009 ogni tre matrimoni, una separazione! PDF Stampa E-mail
Notizie Separazione e Divorzio - Separazione e Divorzio
Scritto da Administrator   

DivorzioRiportimo un articolo del sole 24 ore che ci fotografa la situazione delle separazion in Italia vista alla luce dei dati forniti dal mistero della giustizia per il 2009.

Si rassegnino i romantici: la formula del «finché morte non vi separi» sembra non funzionare più e ogni tre matrimoni celebrati uno finisce con una separazione. A dirlo sono i dati più aggiornati a disposizione (quelli del ministero della Giustizia, relativi al primo semestre 2009): quasi 300 coppie sposate ogni mille chiedono la separazione, soprattutto consensuale. E a questa media bisogna aggiungere i 234 divorzi richiesti nel frattempo. Ma qui la crisi era iniziata già da un pezzo.


I dati sulle separazioni presentano forti differenze se si scorre la cartina dell'Italia. Nel Centro-Nord ci si separa di più che al Sud; la regione che fa registrare il tasso maggiore di crisi è il Piemonte (associato alla Valle d'Aosta nella rilevazione) con 418 istanze di separazione ogni mille nozze; mentre i più fedeli risiedono in Basilicata (138 domande ogni mille matrimoni).
Sociologi ed esperti si interrogano sulle cause. La ragione principale è il mutamento della società: «L'idea della separazione è entrata a far parte del senso comune collettivo», spiega Grazia Cesaro dell'Unione nazionale camere minorili. Anche l'emancipazione femminile ha aiutato il processo. «Le donne non hanno più paura di separarsi – aggiunge Bruno Schettini, docente alla Seconda università di Napoli –, hanno più indipendenza economica e meno timore di affrontare la vita senza un compagno». Secondo Marco Albertini, ricercatore in sociologia dei processi culturali presso l'università di Bologna, il trend delle separazioni è dovuto anche al fatto che «in Italia le coppie hanno iniziato a separarsi più tardi rispetto al resto d'Europa. Ci si sposa ancora molto, mentre nel Nord-Europa si preferisce la convivenza».

Mettere fine a un matrimonio, però, non è mai facile. Ci vogliono quattro anni per divorziare, se i coniugi sono d'accordo, che diventano sette se l'intesa non c'è e il percorso diventa giudiziale. Senza considerare i costi di una separazione che, secondo Grazia Cesaro, «porta sempre a un impoverimento, dalla necessità di un'altra casa all'assegno di mantenimento».

Quando la coppia scoppia, la cosa più importante è la tutela dei figli, soprattutto se minori. «Chi si separa dovrebbe per prima cosa tenere conto del bene della prole – dice Laura Laera, presidente dell'Associazione dei giudici della famiglia e minorili (Aimmf) –. Bisognerebbe lavorare per sviluppare una cultura della conciliazione contro quella del conflitto, e le istituzioni dovrebbero farsene carico, anche attraverso strutture di tipo sociale». Per questo, molti pensano che il futuro delle separazioni passi per i centri di mediazione familiare perché, secondo Valeria Riccio, consulente tecnico del Tribunale di Napoli, «il sistema giudiziario da solo non è in grado di affrontare la coppia e la famiglia disfunzionale. Servono centri per le famiglie in difficoltà che abbiano funzioni terapeutiche e di sostegno».

Con la legge 54/06 sull'affido condiviso, il giudice può consigliare (ma non obbligare) le coppie a frequentare un centro di mediazione. Secondo Daniele Marraffa, presidente di sezione al tribunale di Caltanissetta, «sono utili per fornire un primo servizio di assistenza ai minori e alle famiglie. Ma ci sono ancora numerose resistenze di tipo culturale verso questi centri, senza contare che in molti territori mancano le strutture».

C'è chi chiede un intervento del legislatore: «Sarebbe opportuna una legge che preveda l'istituzione di centri di mediazione familiare pubblici o privati – suggerisce Bruno Schettini – e che regoli la figura del mediatore. Esiste già una legge-quadro europea, che però l'Italia non ha ancora sviluppato». Nel frattempo è ancora fermo in Parlamento il Ddl sul divorzio breve (si veda l'articolo a lato). «Oggi le coppie devono affrontare due cause: una per la separazione e una per il divorzio – spiega Bruno De Filippis, giudice presso la Corte d'Appello di Salerno e uno degli ideatori della norma – con un notevole dispendio di tempo e denaro. La nuova normativa vuole semplificare questo processo, rendendolo più veloce». Contrario Daniele Marraffa: «La legge potrebbe avere risvolti negativi per i figli. Per sveltire le pratiche, preferirei aumentare il personale nei tribunali»

Fonte: www.ilsole24ore.com - Autore: Andrea Maria Candidi e Serena Riselli