| Figlia bambocciona? Il padre la mantenga |
|
|
|
| Notizie Separazione e Divorzio - Separazione e Divorzio |
| Scritto da Administrator |
Il tribunale: le paghi gli alimenti anche se ha 32 anniFino a quando un genitore deve mantenere un figlio? Anche oltre i trent’anni. Ne sa qualcosa Giancarlo Casagranda, artigiano trentino di 60 anni condannato dal Tribunale di Bergamo - dove risiede da 10 anni - a versare gli alimenti alla figlia Martina, 32 anni, iscritta a Filosofia dal 2002. Due anni fa, l’uomo - che si è ricostruito una famiglia nella città lombarda - aveva smesso di pagare il mantenimento alla ragazza. Ma l’ex moglie, Marina Chilovi, gli ha fatto causa. Alla fine madre e figlia l’hanno spuntata: il padre, oltre ai 350 euro mensili, deve a Martina 12 mila euro di arretrati. Una precedente sentenza della Corte di Cassazione aveva stabilito che «l’assegno di mantenimento dei figli maggiorenni deve essere adeguato, oltre che alla differenza di reddito dei due coniugi separati o divorziati, anche al reddito percepito dai figli stessi». «E a Martina - dice la madre - non bastano certo i 600 euro al mese che guadagna come insegnante di danza». L’ex ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, avrebbe definito questa studentessa-lavoratrice «una bambocciona». Mamma Marina, però, non è d’accordo: «Si fa presto a dire “bamboccioni”, ma oggi per i ragazzi è dura trovare lavoro. E mia figlia tra lo studio e piccoli impieghi si è sempre data da fare. Molta sostanza e pochi sfizi».Questa storia inizia tanti anni fa a Trento, dove Marina e Giancarlo si sono sposati. Nel 1998, però, l’artigiano conosce un’altra donna; lascia la moglie e si trasferisce dalla nuova compagna, a Bergamo. All’epoca Martina ha vent’anni ed è iscritta all’università, Facoltà di filosofia. «Per Martina è stato un momento difficile - racconta la madre - Ha sofferto molto e ha iniziato ad avere qualche problema anche con gli studi». Il divorzio, una nuova vita, un percorso simile a quello di molte altre coppie. Ma con la separazione ci sono anche i primi soldi da pagare. Il Tribunale di Trento assegna alla moglie la casa coniugale, in collina nel capoluogo trentino. La ragazza viene affidata alla madre, il marito deve contribuire al mantenimento della figlia con un assegno mensile di 700 mila lire, poi convertito in 350 euro. Nel corso degli anni il padre non ha fatto mancare il sostegno economico alla ragazza, anche quando gli affari della sua piccola impresa non andavano a gonfie vele. Nel frattempo aveva avuto altri figli dalla donna con la quale si era risposato. La sentenza del giudice di Pace di Trento, però, era chiara: «L’assegno deve essere corrisposto fino a che la ragazza non sia autosufficiente». L’artigiano ha continuato a pagare. Per dieci anni. Poi, due anni fa, si è stufato: la figlia, ormai 30enne, era ancora iscritta all’università, e Casagranda ha sospeso i pagamenti. «All’inizio - racconta l’ex moglie - non abbiamo protestato. Ho sempre mantenuto Martina con il mio lavoro di parrucchiera». Poi la donna ha perso il lavoro: «Da sola non riuscivo ad aiutare mia figlia. Mi sono rivolta al mio ex, ma non ho avuto nemmeno un euro». E così Marina Chilovi ha chiesto al giudice di Bergamo l’esecuzione della sentenza di divorzio pronunciata 12 anni prima a Trento. «Martina non voleva, non aveva il coraggio di farlo - racconta la madre - ma era una questione di principio». Detto, fatto. Il giudice le ha dato ragione: il papà dovrà continuare a versarle i 350 euro mensili. Se non lo avesse fatto, sarebbe scattato il pignoramento dei beni. Il giudice ha anche fatto il conto di arretrati e interessi. Totale: 12 mila euro. Ieri, il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha espresso la sua solidarietà all'artigiano: «Le sentenze vanno rispettate, ma questa rappresenta un errore clamoroso. Il povero genitore ricorra tranquillo in Appello, o in Cassazione, troverà applicazione non soltanto del diritto ma anche del buon senso». «La laurea - promette intanto la madre - è prevista per marzo con un tesi sul Santo Graal». |


