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«Una vita d’inferno senza mio figlio» PDF Stampa E-mail
Storie ed Esperienze di vita
Scritto da Administrator   

La storia di Massimo Alfonsi: dopo la decisione dei Tribunale non riesce più a vedere il suo bambino

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Padri separati MILANO  - Quando la fortuna è dalla sua parte riesce ad abbracciarlo una volta ogni quindici giorni. Ma certe volte, prima di poterlo rivedere, possono passare anche dei mesi. Incontri "freddi", davanti agli assistenti sociali. Che non durano più di sessanta minuti.

 

 

 

 

 

A Massimo Alfonsi, 34 anni, agli assistenti sociali hanno tolto suo figlio Samuel, 5 anni, poco più di un anno fa, dopo la separazione della madre del bimbo, con la quale però non si era mai legalmente sposato. I giudici, come quasi sempre in questi casi, hanno deciso di affidare il bambino alla madre. E a Massimo, originario di Uboldi (Varese), che lavora come guardia in un'azienda privata, non è rimasto che rassegnarsi.

LA SEPARAZIONE
«All'inizio riuscivo a vederlo spesso, avevo accettato la decisione del giudice - racconta oggi Massimo - anche se dentro di me speravo di riuscire ad ottenere un affido esclusivo». «Solo dopo qualche mese . prosegue il papà - ho capito che oltre a non riuscire a ottenere l'affido di mio figlio me lo stavano facendo vedere sempre di meno».
Già perché Massimo, per riuscire ad abbracciare Samuel, deve correre ogni settimana fino a Caravaggio (Bergamo) alla sede locale della Asl. Se per caso c'è traffico, ed è in ritardo, sono tutti minuti che vengono scalati dalla sua ora di visita.

«COME UN CRIMINALE»
«Mi stanno trattando come un criminale - si sfoga l'uomo - gli assistenti sociali stanno facendo di tutto per mettermelo contro. Ma c'è di più. Il sospetto di Massimo, infatti, è quello che il bimbo stia vivendo un forte disagio per questa situazione: «Ogni volta che lo vedo è sempre più magro, sporco e denutrito - ho l'atroce sospetto che sua mamma possa trattarlo male».
Ad avvalorare la sua tesi, porta pile di certificati medici che attestano l'eccessiva magrezza del bimbo. Gli fa eco la nonna del piccolo: «Io ne sono sicura - dice Maria Rosaria Lo Re - quel bambino è in pericolo ed è uno scandalo che gli assistenti sociali e i giudici non si rendano conto di quello che sta succendo».

«La cosa più straziante è che mio figlio sta cominciando a credere che io lo abbia abbandonato - dice ancora il papà di Samuel - è arrivato a chiedermi "ma è vero che tu non mi vuoi più bene?"»

«Mia figlia sta crescendo senza di me. Per lei ormai sono quasi un estraneo, che può parlarle solo una volta al mese». Salvatore C., 48 anni, ha deciso di raccontare la sua storia ad un giornale, dopo due anni di sofferenza, perché è convinto che solo urlando il suo dolore qualcosa si possa smuovere. Una storia che inizia con una brutta separazione (come sempre in questi casi) e che finisce nella sala d'aspetto di una comunità per minorenni.

«UNO STILLICIDIO»
«Il mio angelo si chiama Beatrice, ha 6 anni e i miei stessi occhi - racconta oggi Salvatore - all'inizio, dopo la separazione da sua madre, riuscivo a vederla una volta ogni due settimane. Beatrice aveva appena 10 mesi». I primi due anni le cose sono andare più o meno bene: Salvatore e la moglie tentavano di far andare le cose per il bene della piccola. «Poi, però - spiega l'uomo, che lavora come tecnico informatico all'università Bicocca - questi incontri si sono diradati fino a diventare uno ogni quattro settimane».

"Incontri protetti", li chiamano gli assistenti sociali. Perché a sorvegliare i bambini, durante la visita di un'ora con il padre, ci sono sempre loro. «E' stato il troppo amore che Beatrice aveva nei miei confronti a fare, paradossalmente, il danno - racconta Salvatore - una sera la bambina era con me e a un certo punti si è messa a dire mentre era al telefono con la madre che voleva restare con me, il padre».

«VOGLIO STARE CON LEI»
Secondo Salvatore, da allora i rapporti con la ex moglie sono di nuovo precipitati. Adesso può vederla solo una volta al mese, alla comunità "La grande casa" di Sesto san Giovanni. Anche lui, come molti dei padri separati, è convinto che gli assistenti sociali abbiano "condizionato" la piccola. «Soffro al pensiero che mia figlia sta diventando grande senza avere un padre accanto».

Una sofferenza che salvatore ha riversato in un sito internet che porta il nome di sua figlia. E che racchiude, tappa dopo tappa, il calvario di una padre solo.

Fonte; cronacaqui.it - Scritto da: Arianna Giunti