Registrazione

Ci vuole costanza per vincere quelle sofferenze PDF Stampa E-mail
Storie ed Esperienze di vita
Scritto da Administrator   

Padre e figlioUn padre non ce l’ha fatta. Non ha resi­stito alle difficoltà di una separazione che lo costringeva a liti continue con l’ex moglie per vedere il figlio. Non ce l’ha fat­ta e ha scelto un atto estremo, il suicidio, per manifestare il suo profondo disagio. Nessuna condanna, solo tanta amarezza. Perché la sua sofferenza ha avuto il sopravvento e si è tra­mutata in debolezza. E perché la vera vittima sarà il figlio conteso, costretto dagli eventi a crescere senza papà. Non è facile essere genitori. Lo è ancora di più essere genitori separati. Il senso di falli­mento è un peso difficilmente sopportabile, perché si è quotidianamente consapevoli, in virtù di una scelta propria, di aver causato problemi alle uniche persone cui non si do­vrebbero causare: i figli.

A rendere più compli­cato il rapporto contribuiscono poi una serie di fattori: dall’astio tra ex marito ed ex mo­glie, alle ingerenze delle famiglie d’origine; dal rifiuto del figlio nei confronti di un genito­re, all’incapacità di un padre o di una madre di sapersi mettere in secondo piano di fronte alle volontà del figlio. Momenti difficili, in cui lo sconforto regna sovrano. Avresti voglia di scappare, di correre lontano, di rispondere male, di estraniarti da una realtà che ti pesa troppo. Ma sarebbe l’at­teggiamento più facile, il più immaturo, quel­lo del quale ci si potrebbe poi pentire per il resto della vita. Non esiste una ricetta per que­sto tipo di situazioni. Esiste però una virtù dal­la quale un padre separato, specie se non con­vive con il figlio, non può e non deve prescin­dere: la costanza.

Costanza nel farsi sentire, costanza nel manifestare il proprio amore, co­stanza nel dimostrare con i fatti di essere sem­pre e comunque parte integrante della vita del figlio. La costanza non risolve i problemi, ma aiuta a risolverli. Tiene aperta una porta anche quando tutto lascerebbe presupporre il contrario. Ed è in quel piccolo pertugio che bisogna essere capaci di intrufolarsi ogni vol­ta che viene data l’opportunità. Un po’ alla vol­ta, con tatto e delicatezza. E non si deve mai smettere di dimostrare amore, per provare a condividere una vita, cercando anche di supe­rare il naturale rapporto di genitore biologico per puntare a essere genitore nel vero senso della parola. Questo deve essere il punto di arrivo, l’obiettivo da raggiungere. Consapevoli del fatto che - probabilmente - non ci si arriverà mai. Ma, anche se così fosse, non si deve ab­bassare la guardia, perché l’amore per un fi­glio deve tendere all’infinito. E l’ego del geni­tore non deve mai avere il sopravvento. Per­ché il ruolo di padre - e di madre - non sarà mai completo fino a quando non verrà ricono­sciuto dal figlio. La sfida è infinita, ma per amore - e solo per quello - deve essere vissuta fino in fondo. Per dare senso e credibilità a una vita intera. Anche da padre separato.

Fonte: corrieredelveneto.corriere.it - Autore: Antonio Spadaccino